Da qualche anno, per studio e per lavoro, sto sviluppando i miei processi e tool per fare OSInt su target cinesi.
Tutto è iniziato sia per ragioni di studio, come studente a Ca’ Foscari, sia per l’attività di CTI, dove ricostruire il comportamento e la struttura degli avversari cinesi era parte integrante del lavoro. La necessità di sbirciare oltre il Great Firewall era costante: fonti in mandarino, registri d’impresa di città il cui nome faccio ancora fatica a pronunciare, gergo online praticamente incomprensibile erano tutte cose che facevano parte del vissuto.
Le tecniche e gli strumenti standard che avevo adottato con successo fino a quel momento dovevano essere adattati al nuovo scenario.
Da dove ho iniziato? Il primo passo è stato quello che avrebbe fatto chiunque: consultare i manuali di OSInt.
Apri i manuali e la Cina non c’è
Prendiamo, ad esempio, l’ultima edizione di OSINT Techniques di Michael Bazzell, la bibbia del settore: quarantasette capitoli, uno per Facebook, uno per X, uno per Instagram, uno per TikTok e nessuno specifico per l’internet cinese. La parola “China” compare forse una manciata di volte in seicento pagine.
Deep Dive di Rae Baker? La cita di più, ma senza mai approfondire l’argomento più di tanto.
Non è una critica a questi due testi spettacolari!
È che immagino che questo tipo di analisi non sia una priorità per gli analisti per i quali sono stati pensati i libri. Sono ottimi testi, e ti insegnano a fare OSInt con un po’ di cinese in mezzo. Non a fare OSInt sulla Cina, che è un’altra cosa: una vera specializzazione, dove i social, la lingua e la cultura delle persone non somigliano ai target con cui si tratta di solito.
Perché i manuali la saltano
Ma perché la saltano, anche i più bravi? Perché è un argomento che, indubbiamente, necessita di essere trattato in un libro a sé.
Cominciamo da come accedere. Il Great Firewall e le altre tecnologie di censura adottate dalla Cina non bloccano soltanto gli sforzi dei siti stranieri: tendono a complicare anche il percorso inverso, cioè raccogliere una fonte cinese dall’esterno prima che sparisca. E molte piattaforme della Cina popolare, per registrarti, richiedono un numero +86 associato a un’identità reale.
Ed ecco la prima sfida dell’OPSEC che dobbiamo affrontare prima ancora di iniziare a cercare.
Poi ci sono la lingua e i riferimenti culturali. Qui l’auto-traduzione ti tradisce nel momento peggiore. O meglio, è in grado di restituirti benissimo il senso generale, ma rischi di perdere il significato preciso dello slang, i neologismi, gli eufemismi nati apposta per scivolare sotto la censura.
Una parola che suoni innocua può essere il modo in cui un’intera community parla di un argomento proibito.
E poi c’è la parte che non si tocca con mano: distinguere un’informazione autentica da una costruita in un ambiente dove la narrativa statale assume moltissime forme, diventando parte dell’ambiente e non l’eccezione. Il rischio non è non trovare niente ma piuttosto di rimanere vittime della narrativa e credere vero quanto si sta leggendo.
Come sto colmando il buco
Lo spazio tra quei manuali e quello che mi serviva lo sto colmando a mano, sbattendoci la testa, e in parte grazie alle persone giuste al momento giusto. Mentre lavoravo alla mia tesi magistrale a Ca’ Foscari, dedicata proprio all’OSInt sulla Cina, ho seguito il corso di Skip Schiphorst, sinologo ed ex Korps Mariniers, specificamente dedicato a questo argomento sviluppato per i-intelligence. È un corso pratico fino al midollo: non è richiesta la conoscenza della lingua cinese per iniziare e, nel corso dei vari moduli, ti mostra come sia vero “ma allora qui non ci avevo capito nulla”.
Te lo segnalo perché l’ho trovato utile e perché Skip è una splendida persona con cui sono rimasto in contatto ad anni di distanza (a quando la prossima birra a Roma, Skip?). Comunque va detto che Skip non è l’unico specializzato in questo ambito: corsi dedicati soltanto alla Cina li tengono anche OSINT Combine e SANS, tra gli altri. Quando un ramo dell’OSInt si guadagna i suoi corsi a parte, non è più una variante: è una specializzazione.
Se invece vuoi solo farti un’idea senza investire subito in questo ambito, partirei da due letture. Bellingcat ha messo nero su bianco le difficoltà reali in The Challenges of Conducting Open Source Research on China. OSINT Combine, sul versante operativo, entra nel concreto dei motori, degli eufemismi e della traduzione in OSINT: The Chinese Internet. Per orientarsi tra database, registri e strumenti cinesi c’è anche un indice comunitario, mantenuto e testato a mano, OSINT Tools China. E se ti stai chiedendo se l’argomento regga da solo, guarda che c’è chi fa soltanto questo, tipo osintonchina.com: nessuno apre un negozio dove non c’è mercato.
Perché vale comunque la pena
A questo punto la domanda è legittima: se è tutto così in salita, chi te lo fa fare?
Te lo fa fare il fatto che, oltre quei muri, ci sono oltre un miliardo di persone connesse e un’enorme quantità di contenuti che esistono solo in mandarino, prodotti da un attore che pesa su cyber, supply chain, ricerca e difesa quanto nessun altro. Le fonti aperte cinesi sono lì, pubbliche, e per lo più ignorate da chi si ferma al primo +86. Chi impara a estrarne dati affidabili si porta a casa un vantaggio conoscitivo che in pochi hanno. Non perché sia roba segreta: perché è scomoda da raggiungere, e quasi tutti si arrendono prima.
Il punto, quindi, non è se valga la pena, ma che cosa devo fare per farlo bene.
Una serie, non un articolo
Tutto questo in un solo pezzo non ci sta, ed è esattamente il motivo per cui ho deciso di creare il progetto sul tema “Wukong”, in cui voglio affrontare la questione sia con articoli sia predisponendo una VM dedicata derivata da Speculator.

L’obiettivo non è creare esperti “SinOsint”. Non ora almeno. È piuttosto mettere a terra anni di esperienze e ragionare bene su come fare queste cose in sicurezza: rete, VM dedicata, strumenti, ecc. Io ci sono arrivato a forza di errori, conoscendo un sacco di persone meravigliose e continuando a imparare, dato che internet è e sarà sempre in continua evoluzione.
Insomma voglio condividere come ho lavorato in un ambiente sinofono senza costringerti a diventare un sinologo (ehm… no, io non faccio testo), andando a vedere:
- Cosa c’è oltre Google, vedendo cosa offrono Baidu, Sogou e tutti quegli strumenti e motori da interrogare con i loro operatori.
- Cosa sono, sul serio, WeChat, Weibo, Douyin e Xiaohongshu: non i cloni cinesi dei social a cui siamo abituati, ma piattaforme con logiche di ricerca, visibilità e moderazione tutte loro.
Ti va di fare questo percorso con me? E se hai già provato a indagare in questo ambito, raccontamelo: ne vogliamo parlare nei commenti o nel nostro gruppo Telegram?

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