Questo mestiere ha una deformazione professionale terribile: dopo qualche anno ti porta ad analizzare tutto, cercare pattern ed incongruenze non solo in ambito lavorativo ma anche nella vita di tutti i giorni.
Quando si tratta di relazioni, questo può diventare un flagello: Alzi la mano chi non si è mai sentito chiamare, almeno una volta, “maniaco del controllo”.
È proprio in questo ambito che si muove “Guerra Cognitiva Sentimentale” di Astore dei Boschi, un testo che mi ha colpito per la sua originalità e lucidità.
Non il solito libro sulle relazioni tossiche, ma molto di più.

Un manuale di Intelligence travestito da Memoir
Astore, pseudonimo dell’autore, usa una vicenda personale, una “non relazione” dolorosa e ambigua con una donna, “Civetta”, come un vero e proprio caso da analizzare con le tecniche classiche di vari campi dell’analisi d’intelligence. Qui sta il colpo di genio: mettere ogni dinamica sentimentale, ogni messaggio non detto, ogni gesto ambiguo sotto lo scrutinio di varie tecniche d’intelligence. L’autore fa luce sulle vari forme di menzogna, a cominciare da quella che ci raccontiamo, partendo da una lezione di vita fino ad arrivare a spiegare come gli stessi schemi siano applicati su scala globale.
Il capitolo “L’autoinganno inizia a casa”, apre il file del caso. Qui l’autore inizia a usare i suoi strumenti: introduce concetti come la dissonanza cognitiva di Festinger per spiegare perché si resta in situazioni illogiche e le teorie evolutive di Trivers sull’autoinganno per giustificare la propria cecità. Non sta solo raccontando una delusione, sta eseguendo il debriefing di un’operazione fallita, dove il nemico era lui stesso, che forse alla fine non e’ probabilmente da considerarsi necessarimente fallita.
L’autoinganno diventa un bias cognitivo da mappare. L’ambiguità dell’altro è una forma di controintelligence sentimentale. La dissonanza che proviamo quando le azioni non corrispondono alle parole diventa il terreno di una guerra cognitiva combattuta davanti a due calici di vino o su WhatsApp.
Il testo risulta molto gradevole perché effettua un’operazione rara: prende concetti complessi come la plausible deniability, il confirmation bias o lo strategic masking, li spiega e li applica nell’ambito, per loro, più inusuale ma per tutti universale, quello affettivo.
L’autore non scrive solo la sua storia. Ogni capitolo parte dal personale per scalare, svelando che gli stessi meccanismi di manipolazione e autoinganno si trovano, amplificati, nella geopolitica, nel marketing o nell’ecosistema dei social media. Ne viene fuori un saggio che è un’analisi spietata di sé e una critica feroce alla “società dei cazzari”.
Se la prima parte del libro è una diagnosi, gli ultimi due capitoli sono la terapia, o meglio, la strategia di uscita.
Il capitolo “Sottrarsi al sistema: la verità come pratica, l’integrità come insurrezione” è il cuore pulsante del libro. Qui Astore smette di analizzare l’altro e offre una possibile via d’uscita. La soluzione non è combattere il sistema o “vincere” la relazione tossica, ma sottrarsi. Questo non significa scappare, ma fare una scelta radicale di integrità, facendo coincidere pensiero, parole e azioni. In un mondo che premia l’ambiguità e la presenza costante, il silenzio e la disconnessione sono forme di insurrezione cognitiva. È una lezione potente per un analista e un’idea dirompente per chiunque cerchi sempre di avere l’ultima parola.
Le “Ultime riflessioni e ringraziamenti” chiudono il cerchio con un’altra lezione chiave. Astore ringrazia i suoi “rapaci”, le persone che non hanno avuto paura di dirgli la verità in faccia, anche quando non voleva ascoltare.
È un promemoria fondamentale per chi fa il nostro lavoro: l’importanza di avere una rete fidata che non confermi i nostri bias, ma che ci aiuti a correggerli.
Il suo consiglio finale è un principio operativo sempre valido: “Circondatevi di chi vi rende migliori”.
Lettura Consigliata?
Assolutamente sì.
“Guerra Cognitiva Sentimentale” è un libro che lascia il segno, forse obbligatorio per chiunque lavori nel nostro settore. Non è un manuale tecnico, ma offre un framework mentale potentissimo per riconoscere le dinamiche di manipolazione, soft power e autoinganno non solo nei target delle nostre analisi, ma prima di tutto in noi stessi e nel nostro vissuto.
Funziona come un corso sulla natura dei bias cognitivi, mostrando come non siano astratti concetti accademici, ma forze concrete che modellano le nostre decisioni più intime. Insegna a riconoscere l’ambiguità non come rumore di fondo, ma come una strategia di gestione del potere, una competenza fondamentale per un analista OSINT.
Alla fine, non costringe solo a guardarsi allo specchio, ma dà gli strumenti per capire cosa si sta guardando. E se la domanda finale non fosse “a quale bugia ho scelto di credere?” ma piuttosto “perché ho avuto bisogno di quella bugia per funzionare?”.






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